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Le origini del borgo si perdono nel tempo:
il primo documento ufficiale sul quale compare Monticchiello risale al
973: il marchese Lamberto Aldobrandeschi lo dà in pegno alla Badia
Amiatina, per una cospicua somma. Negli anni successivi Monticchiello
apparterrà alla chiesa romana e in particolare ai cavalieri Teutonici
(fino al 1230) che essendo un ordine abituato a combattere risultava
adatto ad amministrare un territorio di frontiera. Il primo documento
relativo al libero comune di Monticchiello reca la data del 1243. Da
questo momento, per oltre tre secoli, il castello resta fedele a Siena
fino alla sua capitolazione nel 1559 con la guerra franco-spagnola,
entrando a far parte, come tutto lo stato di Siena, del Granducato di
Toscana. La cittadina, durante il dominio spagnolo, perde d'importanza e
le sue fortezze vengono abbandonate o smantellate. Nel 1777 il Comune di
Monticchiello viene soppresso in seguito alle riforme civili e
amministrative del Granduca Leopoldo e posto sotto la giurisdizione del
Comune di Pienza. Il Teatro povero di Monticchiello, nato nel 1967,
realizza un'esperienza di vita e cultura particolarmente interessante. Gli
abitanti del posto, infatti, dalla fine di luglio per quasi tutto il mese
di agosto con repliche quotidiane mettono in scena nella piazza del paese
un autodramma scritto, diretto e completamente messo in scena da loro, lo
stesso staff del paese crea le musiche e le scene. Negli ultimi anni le
rappresentazioni, "recitate" in tipico dialetto della Val'Orcia
sono state suddivise in due parti, la prima delle quali riguardava le
esperienze del passato della vita contadina della prima metà di questo
secolo e la seconda temi ed argomenti d'attualità. L'esperienza teatrale
della gente di Monticchiello da "esperimento popolare" è
diventata quindi un esempio significativo del fare teatro in Italia, con
giudizi lusinghieri di pubblico e di critica.
(da
www.fontecastello.it)
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